A Zeno…

Carla Ballancin e Sergio e Soldan vogliono ricordare Zeno in modo semplice, semplice come era lui, con degli aneddoti che ne evidenziano la sua generosità, la sua intuizione e la sua grande capacità di sdrammatizzare.

Erano i primi anni Novanta e ci giunse notizia che i ragazzi profughi di Osijek, che la nostra sezione aveva “adottato” e che erano ospiti in una struttura alberghiera a Fiume, avrebbero presto fatto ritorno a casa. Con due telefonate organizzammo subito “la giornata della cucina Italiana”, un pranzo per i nostri piccoli ragazzi, con la partecipazione dello chef Maurizio. Le avventure in dogana con il furgone di Zeno carico di pentole, tegami, mestoli e vettovagliamenti vari, sono state veramente un incubo, quattro soste che ci costarono più di tre ore di ritardo. Resterà sempre un mistero quello che Zeno disse ai doganieri Italiani dopo oltre due ore di fermo, certo è che, uscito dall’ufficio, mise in moto il furgone e partimmo. L’intero pomeriggio io e Maurizio lo passammo in cucina, con Zeno che era sparito all’improvviso poco dopo essere arrivati; verso sera però lui ricomparve e candidamente disse: “Non potete nemmeno immaginare cosa mi è successo! Ho dovuto partecipare a tre o quattro ricevimenti, con discorsi e discorsi ma la fatica più grande è stata dover mangiare e bere tutto quel ben di Dio che avevano preparato, sono esausto, provate voi a fare una fatica tale, altro che passarsela qua in cucina!” Potete immaginare la sua immediata fuga dalla cucina per evitare il nostro inseguimento “armato” visto che oramai sia io che Maurizio avevamo già impugnato i mestoli. A metà anni Novanta Dante convoca d’urgenza me Zeno ed Enrico Dall’Anese. “Ragazzi ho ricevuto una telefonata dal Past Presidente generale del Cai Roberto De Martin, vuole incontrarci perché deve parlarci, cosa vorrà mai, speriamo bene.” Ci trovammo pochi giorno dopo a cena tutti insieme compreso un amico di De Martin, un tale Gigi D’Agostini del Cai di Fiume. Dopo quasi un’ora di chiacchiere del Past Presidente, delle quali onestamente tutti noi non capimmo quasi nulla, Zeno raccolse le forze e candidamente rivolto a De Martin gli disse: “Ma non ho capito, ma tu da noi cosa vuoi?” Da quella sera è nata un’amicizia particolare che lega le Sezione di Fiume e la nostra, unitamente all’amicizia che ci lega a Roberto.
Sergio.

Aver conosciuto Zeno per me è stato un regalo. Aveva un carattere coinvolgente.  A questo proposito ricordo un aneddoto: appena arrivata al CAI avevo poca esperienza riguardo il mondo della montagna. In una serata organizzata dal CAI, Zeno mi presentò l’ospite, ossia Lino Lacedelli.
Io, un po’ in sordina, gli chiesi chi fosse e lui mi rispose 
semplicemente, senza farmi sentire incompetente.
Ancora nel 2004, alla fine del suo 
mandato, mi chiese di candidarmi alla presidenza del CAI.
Ero un po’ titubante, non mi 
sentivo certo all’altezza, ma lui mi garantì il suo aiuto, e mantenne la promessa. Era un innovatore, credeva che anche una donna potesse fare il presidente, anche in un ambiente molto maschile. Per questo oggi lo ricordo con affetto.
Carla.

 

Grazie Zeno per tutto ciò che ci hai insegnato e per aver guidato la nostra Sezione.

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