{"id":1144,"date":"2011-04-25T08:57:07","date_gmt":"2011-04-25T06:57:07","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/cai\/?p=1144"},"modified":"2026-04-08T17:57:39","modified_gmt":"2026-04-08T15:57:39","slug":"cismon-la-valle-dei-sogni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.caipievedisoligo.it\/index.php\/2011\/04\/cismon-la-valle-dei-sogni\/","title":{"rendered":"Cismon la valle dei sogni"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Sono ritornato ad arrampicare sulla         grigia roccia di Cismon. Per diverso tempo non ho potuto         allungarmi sui suoi appigli, ma ne ho sempre sentito la         nostalgia e la famosa frase \u201c prima o poi ci torno\u201d non \u00e8 mai         uscita dalla mia testa. Cismon, grande amore e come davanti ad         ogni grande amore, la prima volta siamo scappati a         gambe levate. Ma andiamo per ordine. Correva l\u2019 anno 1986, avevo         appena terminato il primo corso di alpinismo organizzato dalla         sezione di Pieve di Soligo e continuavo ad arrampicare sulle         rocce della valle di Schievenin, dove incontrai altri giovani         con i quali condivisi fin da subito quella febbre maledetta che         mi aveva preso e che non mi avrebbe pi\u00f9 abbandonato. Come         cercatori d\u2019oro impazziti cercavamo roccia su cui arrampicare e         Mauro ci raccont\u00f2 di una enorme parete a picco sulla strada che         aveva visto mentre andava al lavoro percorrendo la Valsugana.         Una domenica, dopo aver trovato faticosamente uno straccio di         relazione (ancora adesso mi chiedo come abbia fatto),mi caric\u00f2         assieme a Frindo ed il Boss sul furgone di suo padre e via a         tutto gas lasciandoci dietro una nuvola di fumo         nero; solo il fatto di non girare per Quero ma proseguire dritti         per Feltre ci elettrizz\u00f2 e continuammo a tempestarlo di domande         riguardo a questa misteriosa parete per tutto il tragitto. Ma         quella volta ci venne veramente il groppo alla gola quando lo         sguardo si alz\u00f2 su quelle placche, si alz\u00f2, si alz\u00f2 e si perse,         dopo un lungo silenzio, nel blu limpido del cielo.  Ci          guardammo bene dal tirare fuori il materiale e\u2026\u2026.. dopo aver         avuto conferma da una cordata gi\u00e0 impegnata su una liscia placca         che quella era la via che dovevamo affrontare, le nostre gole         gorgogliarono un flebile \u201c va bene, tutti a S. Felicit\u00e0 \u201c          e ci allontanammo con il peso di tutta la parete sopra il         nostro furgoncino bianco, sperando che non ci ingoiasse per via         della nostra ritirata. Per\u00f2 la febbre continuava a divorarmi e         mi faceva risuolare le gi\u00e0 vecchie scarpette che mi aveva         regalato Martino, in un impeto di sana piet\u00e0, dopo avermi visto         ravanare a pi\u00f9 non posso sul muro nero della Lavagna a         Schievenin, con gli scarponi consigliati per arrampicare in         montagna: come si pu\u00f2 capire  imparai a mie spese         che le scarpette si potevano usare anche in montagna e con         risultati molto soddisfacenti. Come si diceva a quel tempo, e         non solo in ambito alpinistico,  \u201c mi feci le         ossa \u201c e gi\u00e0 quell\u2019 anno affrontai la parete tutta         da capocordata con il Ba\u00f9 che mi seguiva terrorizzato dai         delicati traversi che ci proponeva la via  \u201c IL         RITORNO DALL\u2019 OLTRETOMBA \u201c. Il nome non era proprio         rassicurante, ma entusiasmante \u00e8 il ricordo che conservo di         quella giornata in cui mi prendevo la gioia di salire tutta         \u201c a vista \u201c la via dalla quale qualche mese prima avevo         abbassato lo sguardo. Apro una piccola parentesi : \u201ca vista \u201c         significa superare un pezzo di parete compreso tra una sosta e         l\u2019 altra, oppure un tiro di corda in falesia senza conoscere          l\u2019 itinerario, senza fermarsi a riposare sui chiodi e         senza usare altro materiale per la progressione se non quello         che ci ha fornito il buon Dio, cio\u00e8 MANI-PIEDI-TESTA. Questa         progressione, quando riesce, eleva l\u2019arrampicatore alla massima         potenza, qualsiasi sia la difficolt\u00e0 superata e perci\u00f2 \u00e8         facilmente comprensibile capire il mio stato d\u2019animo dopo aver         \u201c tirato a vista \u201c da primo i sei tiri della via. Solo il         fatto di essermi autoassicurato su un grosso faggio sul         boschetto sommitale della parete, per recuperare il mio         coraggioso compagno che mi accompagnava impavido, mi         imped\u00ec di svolazzare nell\u2019 aria limpida di quella splendida         giornata settembrina. Tornai molte volte a Cismon, in cordata,         in notturna, in solitaria, conobbi altri arrampicatori, salii         altri itinerari, conobbi un po\u2019 di pi\u00f9 me stesso. Condivisi         quelle pareti, rese assordanti dal rombo delle motociclette         lanciate a tutta velocit\u00e0 sullo stradone ai suoi piedi, con         diversi compagni , amai quelle vie che, quando sei da primo, ti         tolgono tutti i pensieri dalla testa, ti svuotano, ti danno la         sensazione di essere solo, appeso solo a te stesso e quando         guardi il fiume di macchine che corrono come formiche impazzite         sotto di te, mentre assicuri il tuo compagno, non puoi fare a         meno di pensare che b\u00e8, se proprio vogliamo fare paragoni, non         siamo proprio matti del tutto. Sono emozionato, dopo tanti anni         sono ancora qui , legato alla base della parete , ma c\u2019\u00e8         qualcosa di strano nell\u2019 aria, percepisco altre         presenze oltre a quella di Michele, che sto assicurando, mentre         parte per il primo tiro di corda . Arriva in sosta, mi fa cenno         di partire e salgo, \u00e8 incredibile , dopo anni accarezzo, sfioro         e stringo gli stessi appigli che tanta soddisfazione mi hanno         dato. Se vogliamo dirla proprio tutta, sono molto teso,         impacciato nei primi legnosi movimenti, per\u00f2 man         mano che salgo ritrovo la fluidit\u00e0 del movimento e raggiungo         velocemente la sosta. Osservo Michele, e non posso non ritornare         con la mente  indietro di tanti anni e mi chiedo         se anche lui prova le stesse sensazioni che provai anch\u2019io,         infatti, per lui \u00e8 la prima volta su questa grande parete e la         via che ho scelto per il suo \u201c battesimo \u201c non \u00e8 proprio la pi\u00f9         facile. Dopo avergli fatto i complimenti ed esserci scambiati il         materiale, parto. La sensazione di prima ritorna e\u2026mi rendo         conto di non essere solo, \u2026.questo mi d\u00e0 una serenit\u00e0         incredibile, attorno a me vedo volti familiari di tutte le          persone che mi hanno accompagnato su questa enorme sacca         di pelle rugosa, occhi felici di chi ha trovato un po\u2019 di         serenit\u00e0 danzando sulla roccia, mentre il mondo attorno, almeno         per un po\u2019, si dileguava. C\u2019\u00e8 chi arrampica ancora, chi ha         smesso, chi ha seguito altri sogni, chi purtroppo \u00e8 scivolato         sugli appigli, chi invece la vita gli \u00e8 sfuggita di mano senza         un perch\u00e9. Anni di ricordi, di sensazioni, di condivisione su         come vivere questa strana cosa che \u00e8 il mondo. Alcuni di questi         compagni li frequento ancora, con altri le strade si sono         divise, \u00e8 strano come pur parlando la stessa lingua a volte si         faccia fatica a comprendersi ed ad accettarsi. Sento le strette         di mano in cima al pianoro, le perle luccicanti degli sguardi         che non hanno bisogno di parole. Vedo Sara che oltre ad aver         accettato di seguirmi su questi appigli che fanno         parte del mio essere , mi ha accolto e donato spero ancora per         molti anni il suo amore. Vedo i miei figli che probabilmente non         porter\u00f2 mai quass\u00f9, per il semplice fatto che hanno altri         interessi , vedo il mio compagno farsi sempre pi\u00f9 piccolo mentre         cerco appigli per poter salire, salire, salire. La parete dal         canto suo sembra indifferente a tutte queste riflessioni o al         fatto di avere due omuncoli che le si strusciano contro sperando         che le dita non si aprano o  che i piedi riescano         a tenere in perfetto equilibrio la loro vita mai come in questo         momento sospesa  al fragile filo dell\u2019 esistenza.         Ma so che non \u00e8 cos\u00ec, non pu\u00f2 essere cos\u00ec, sono certo che anche         lei si ricorda di tutti i \u201c Ragni \u201c che l\u2019hanno solleticata, di         chi l\u2019 ha scoperta, di chi l\u2019ha amata e di chi l\u2019 ha odiata \u2026\u2026\u2026         Arrivo in cima, recupero Michele, mi scuso perch\u00e8,         forse,  la via \u00e8 un po\u2019 troppo impegnativa per         lui, forse l\u2019 ho un po\u2019 usato.  Lui mi guarda         stravolto, sudato, sfinito, comunque contento, mi sorride, mi         tende la mano, mi perdona. Scendendo il sentiero che porta alla         base gli illustro le altre possibilit\u00e0 della parete, gli elenco         i nomi delle vie. Prima di salire in macchina accarezzo con lo         sguardo ancora una volta la parete, lei fa finta di niente, come         sempre, comunque so che le piace essere scrutata e salita, ma so         anche che verr\u00e0 il momento in cui dovr\u00f2 accontentarmi solo di         osservarla, in silenzio, come la prima volta,con il groppo alla         gola e chiss\u00e0 che non sia la volta buona, che mi dia un segno ,         uno qualsiasi, che mi faccia capire che avevo         ragione, \u2026\u2026..che lei \u00e8 viva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Guardo fuori dalla finestra, la         prima neve dell\u2019 anno scende silenziosa e lieve, penso al manto         bianco che coprir\u00e0 Cismon e non posso fare a meno di sorridere e         sentirmi felice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">25         novembre 2005<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">A         Claudio,Ornella, Massimiliano<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">e<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">a tutti         coloro che si sentono tirati in ballo da questo scritto<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Franco         Donadel<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono ritornato ad arrampicare sulla grigia roccia di Cismon. 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