L’ ALPINISMO E’ MORTO ?

Il mondo va veloce, c’è chi si lamenta, chi lo sopporta, chi, cavalcando l’onda, cerca di aumentarne la velocità; si può dedurre che c’è posto per tutti, anche per l’alpinismo.

L’alpinismo ha radice profonde, vecchie di migliaia di anni; ma vi è anche un alpinismo più recente, quello strombazzato dai media, dalle testate specialistiche; quello che guardiamo alla TV o al cinema, o quello che viviamo virtualmente in internet. E’ molto difficile raccapezzarsi in tutto quanto ci viene presentato: l’alpinismo romantico, quello tecnico, il nostalgico, quello classico e quello del futuro. Troviamo l’alpinismo “ pulito”, quello “chiodato”, quello “spittato”. Si sente parlare dell’alpinismo “morto”, di quello “risorto”e di quello che “sta morendo”: Mettiamoci anche l’alpinismo di massa, quello solitario, l’estivo, l’autunnale, invernale e primaverile. L’alpinismo di chi “apre” le vie e di chi le ripete; alpinismo fatto di centinaia di metri e quello “corto”; l’alpinismo di chi sa, quello di chi non sa e quello di chi fa finta di sapere. Accanto all’ alpinismo mettiamoci i vari manuali di tecnica di progressione, movimento, manuali del CAI, quello delle Guide Alpine, manuale di tizio e di Caio, che non si sa bene chi siano, manuali di salita, manuali di discesa……….

L’articolo continuava ma ad Allison si stavano chiudendo le palpebre, ripose la rivista e si stese con calma sul pavimento di legno della camera. Facendo attenzione al proprio corpo, riusciva a sentire tutte le ossa indolenzite adagiarsi su quella rigidità lignea e distendersi una dopo l’altra. Quando finalmente, dopo alcuni secondi, anche la testa si appoggiò, cominciò a rilassarsi. Un tiepido calore avvolse le sue membra e diventò tutt’uno con il pavimento. Muoveva dolcemente i muscoli del corpo, contraendoli e rilassandoli, compiacendosi dello stato di grazia in cui si trovava; si assopì e cominciò a sognare. Il suono della sveglia la destò, si alzò un po’ addormentata, infilò i vestiti e, dopo aver fatto colazione, andò all’appuntamento con Athos. Attese alcuni minuti ed eccolo arrivare, gli occhietti piccoli di chi stava bene a letto, salì sulla sua auto e si diressero verso la Val del Fiume, dove c’era una parete che molte volte avevano immaginato di salire e che finalmente era arrivato il momento di provare. Lasciata la macchina, si incamminarono con passo lento concentrandosi mentalmente sulla salita e scambiandosi di tanto intanto qualche battuta sul lavoro, sulla vita, sui fiori, o a che cosa somigliasse quella tal nuvola. La giornata era splendida , il sole riscaldava il mondo ed Allison e Athos si sentivano a proprio agio immersi nella natura. Giunti alle prime placche si legarono , cominciarono a salire alternandosi le filate di corda sulla calda ed accogliente roccia grigia. L’arrampicata era elegante, raramente faticosa, un misto di equilibrio fisico e lucidità mentale per riuscire a progredire su appigli e appoggi, che sembravano creati appositamente per essere toccati, tirati, o solamente sfiorati delicatamente, sui quali i loro corpi si muovevano armoniosi in una danza giocosa. Giunti alla cima i due amici si diedero la mano, con gioia si abbracciarono e rivolti al sole che calava all’orizzonte chiusero istintivamente gli occhi per catturarne l’ultimo calore che emanava.

Un brivido assalì Allison svegliandola di soprassalto. Lei roteò velocemente gli occhi, il suo respiro tradì un accenno d’ansia, mise a fuoco il soffitto della camera e sorridendo si chiese da quanto tempo fosse lì; si ricordò della splendida giornata trascorsa ad arrampicare; riprese la rivista per continuare l’articolo che stava leggendo, ma si fermò, lo gettò via e pensò :“quante baggianate”!

Franco Donadel

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